Dal XXV Rapporto annuale dell’INPS, presentato lo scorso luglio dal presidente Gabriele Fava, si evince un concetto semplice ma chiaro: la tenuta del sistema pensionistico italiano non dipende solo dall’età pensionabile, ma anche dalla quantità e dalla qualità dell’occupazione che alimenta i contributi di oggi e le pensioni di domani.
I numeri del Rapporto raccontano un Paese che lavora: nel 2025 gli assicurati INPS erano 27,2 milioni, e i contributi sociali incassati sono saliti a 273 miliardi di euro. È aumentata in parte anche la continuità dei rapporti di lavoro, con una media di 43,2 settimane lavorate l’anno. Questo dato, lo sappiamo, è influenzato dalla maggior permanenza dei lavoratori più anziani al lavoro, a causa dell’innalzamento dei requisiti per la pensione. Comunque il meccanismo è semplice: più occupati a tempo indeterminato abbiamo, più gettito contributivo avremo, e quindi più risorse per pagare le pensioni in essere e per costruire quelle future saranno disponibili.
Ma Fava mette in guardia anche sul rovescio della medaglia. L’invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite stanno restringendo la base contributiva proprio mentre cresce il numero dei pensionati: un rapporto sempre meno favorevole tra lavoratori attivi e beneficiari delle prestazioni. Presentando il documento, Fava ha collegato le due dimensioni: non esiste pensione solida senza lavoro stabile, regolare e dignitosamente retribuito. Salari bassi, carriere discontinue e l’esclusione di giovani e donne dal mercato del lavoro si traducono in una base contributiva più debole e in pensioni più difficili da maturare e di importo più basso.
Il Rapporto segnala anche squilibri che pesano su questo equilibrio: i divari di genere restano ampi, con le donne che pur essendo il 51% dei pensionati percepiscono assegni mediamente inferiori del 34% rispetto agli uomini, e le politiche di sostegno alla natalità, come l’Assegno Unico, mostrano effetti positivi sulle nascite ma rischiano di penalizzare l’occupazione femminile se non accompagnate da servizi come asili nido e lavoro agile.
Il messaggio di fondo del XXV Rapporto è dunque univoco: la sostenibilità della previdenza non si costruisce soltanto intervenendo sui requisiti di accesso alla pensione, ma soprattutto rafforzando il mercato del lavoro, la sua qualità e la sua capacità di includere chi oggi ne resta ai margini.
Carlo Litrico