Il documento della Cgil di Mantova per le amministrative 2026

Documento CGIL Mantova per amministrative 2026

“La città la costruiscono le lavoratrici e i lavoratori. Una città è lavoro trasformato in capitale fisso sociale. Dietro letteralmente ogni millimetro quadro di case, strade, infrastrutture c’è il lavoro. Una immane quantità di lavoro. Globalizzato, spesso sfruttato, spesso molto insicuro tanto da condurre alla morte. La città è il lavoro.”
(Alessandro Coppola, Urbanista e Professore associato al Politecnico di Milano)

Sommario:

1. Una nuova traiettoria di sviluppo per Mantova: ambientale, sociale ed economica

2. La partecipazione è la benzina della democrazia: un metodo per il governo della città

3. Mantova è la sua industria

4. Tea patrimonio pubblico di tutti i cittadini mantovani

5. Servizi e appalti: il ruolo del Comune nei tempi che stiamo attraversando

6. L’emergenza della qualità dell’aria in città: la sfida del trasporto pubblico nella mobilità che cambia

7. Turismo e commercio a Mantova: uno sviluppo tra luci ed ombre

8. Rigenerazione urbana e politiche abitative: la casa come bene comune

9. Fragilità e le politiche d’ inclusione: il ruolo dei servizi e dei quartieri

10. Innovazione sociale: sostenere il sistema scuola e i servizi educativi è investire nell’intera comunità mantovana

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Una nuova traiettoria di sviluppo per Mantova: ambientale, sociale ed economica

Il rinnovo dell’amministrazione comunale, soprattutto quando coincide con il cambio del Sindaco, rappresenta per cittadine e cittadini un momento molto importante. Nei fatti, durante il confronto di una campagna elettorale, si va a ridefinire la traiettoria di sviluppo di una città. Questo documento vuole essere il contributo che la CGIL di Mantova vuole dare a questa discussione con l’obiettivo di confrontarsi, principalmente con le forze progressiste cittadine e i suoi candidati e candidate, sulle caratteristiche che questa traiettoria deve avere soprattutto per gli argomenti riguardanti direttamente lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati.
Come già scritto nel nostro documento di fine settembre- che anticipava pubblicamente questo nostro nuovo contributo- la CGIL di Mantova giudica positivamente l’operato dell’amministrazione comunale degli ultimi 10 anni che complessivamente ha portato un arricchimento per la città da un punto di vista sociale e culturale.
Nel guardare ai prossimi 10 anni di amministrazione, la nuova traiettoria di sviluppo per noi deve essere ambientale, sociale ed economica tenendo insieme la ricchezza generata, ma anche la capacità di ridistribuzione. Occorre far convivere nuovi insediamenti industriali con il progresso della società, dei servizi pubblici e la tutela dell’ambiente.
Alcune di queste partite sono strettamente legate al territorio comunale, per altre invece è inevitabile guardare anche ai comuni che con Mantova confinano. Lo sviluppo di nuovi insediamenti industriali, della logistica e l’apertura di nuovi centri commerciali sono materie che non possono essere trattate comune per comune. Come ci hanno insegnato gli ultimi quindici anni di sviluppo del nostro territorio, queste complessità vanno affrontate con una “pianta organica” che coinvolga almeno tutti i territori dell’hinterland della città (Curtatone, Porto Mantovano, San Giorgio e Borgo Virgilio). Tali strategie vanno governate con accordi intercomunali capaci di avere una visione d’insieme del territorio che parta prima di tutto dai fabbisogni reali del territorio e di chi lo abita, di chi lo vive. In questo modo si preservano la sicurezza e la mobilità delle persone e si tengono insieme nuovi insediamenti, la qualità del lavoro e dell’ambiente.

Ogni nuova traiettoria ha un punto di partenza: Mantova – la sua provincia e la sua città – stanno attraversando un periodo molto diverso rispetto alle ultime elezioni comunali di oltre cinque anni fa. A livello nazionale, a livello provinciale (e anche per quel che riguarda l’industria della città) siamo al trentaduesimo mese consecutivo di calo della produzione industriale. La congiuntura produttiva favorevole del post covid, che ha portato a godere del ‘balzello’ di ripresa del post pandemia, è stata favorita da una serie di misure concordate dai sindacati confederali con l’allora Governo Conte: dal blocco dei licenziamenti, dall’azzeramento dei contatori degli ammortizzatori sociali fino alla cassa integrazione pandemica. Il combinato disposto di tutte queste misure ha provocato una congiuntura produttiva favorevole che è andata dissipandosi in pochissimo tempo incrociando, negli ultimi quattro anni, sia le drammatiche variabili del contesto internazionale che le inesistenti politiche industriali del Governo Meloni. In questo scenario, il mercato del lavoro della nostra provincia (e anche quello di Mantova città) ha avuto un progressivo rallentamento fino a congelare un pezzo di mobilità tra un posto di lavoro e l’altro, andando ad aumentare la precarietà (con il numero dei contratti determinati attivati nella nostra provincia che supera sia l’80% del totale dei nuovi lavori che la media nazionale) e l’utilizzo di tutti gli ammortizzatori sociali.
L’impennata di utilizzo degli ammortizzatori sociali, le relazioni sindacali complesse specie in alcune realtà (per esempio quelle in Belelli dopo l’avvento della proprietà Tosto dove la cronaca ci sta consegnando, recentemente, anche una preoccupante situazione sulla sicurezza) e le grosse incognite sul futuro produttivo di alcuni comparti produttivi sono i tre segni distintivi dell’attuale contesto per tutta la grande industria insediata attorno alla città.
Le vertenze aperte al MIMIT (ex ministero dell’Industria e dello Sviluppo economico) di Eni Versalis e Progest rappresentano la parte più da attenzionare per la città nel breve e medio periodo. Versalis, e i suoi lavoratori, non possono essere abbandonati ad un ‘lento spegnimento gestito dallo Stato’: tra lavoratori diretti e quelli dell’indotto rimane la seconda area industriale più importante della provincia oltre quel che rappresenta per la storia della nostra provincia. Il rilancio produttivo ed industriale dell’azienda è fondamentale per garantire un futuro a tutti perché Mantova non può permettersi una crisi sociale devastante da un punto di vista occupazionale, ma anche per quel che riguarda l’ipotetica area industriale abbandonata di un territorio già segnato dalle recenti ferite come IES, FIAM, Trafilerie Brennero (ex-ITAS) e Colorificio Freddi. Per l’ex Cartiera Burgo e Corneliani il 2026 e 2027 saranno gli anni della probabile vendita degli stabilimenti mantovani e, in un contesto di mercato difficile per entrambi i segmenti produttivi, la vendita a nuovi gruppi rappresentano dei delicatissimi passaggi da gestire insieme alle istituzioni a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori e anche delle produzioni mantovane.
Già ora il costo sociale di questa congiuntura generale lo stanno pagando – ancora una volta – donne e giovani. L’occupazione femminile che sembra essere la vittima perfetta in tempo di inflazione alta e pochi accordi sindacali capaci di conciliare i tempi di vita con quelli di lavoro. La conseguenza diretta è che negli ultimi anni sono aumentate gradualmente le donne inoccupate nella nostra provincia. I giovani, invece, costretti dalle scelte di chi ha le responsabilità di dover provare a costruire la possibilità di avere un futuro nel nostro territorio, sono protagonisti del più grande esodo migratorio degli ultimi 80 anni. Queste due, tra gli altri allarmi, rappresentano di gran lunga le vere priorità di intervento sociale per poter provare a delineare un futuro di città e provincia.

 

La partecipazione è la benzina della democrazia: un metodo per il governo della città

Il tempo che viviamo è difficile e tutto concentrato sul presente. Guardare il futuro spaventa perché non si riesce a immaginarlo. È un tempo che tende a sfumare le vecchie certezze dei luoghi, delle conoscenze, dei mestieri, delle identità, delle appartenenze e delle relazioni.
Dobbiamo partire da questa consapevolezza e far sì che nessuno debba affrontare la vita da solo. Si deve investire sulla ricostruzione dei legami, sulla partecipazione alla vita pubblica. Va costruita una comunità che sappia affrontare insieme i problemi, partendo dalla centralità dei valori umani quali la solidarietà, la sostenibilità, la giustizia sociale. Va costruita una comunità sociale capace di produrre qualcosa di nuovo e di prendersi cura di esso per il presente, ma anche per le generazioni future.
I nostri valori devono partire dalla cura della comunità e approdare alla comunità come cura. La comunità è il luogo della protezione e della cura, senza la quale non si potrebbero concretamente esprimere le libertà positive in termini di protagonismo solidale. E’ compito collettivo farsi carico di rimuovere gli ostacoli che si frappongono allo sviluppo della comunità stessa. Allo stesso tempo è compito collettivo creare le condizioni per la crescita delle persone che ne fanno parte.

Responsabilità, cooperazione, condivisione, beni comuni, partecipazione, sono i temi sui quali investire per fare comunità. La cura allora diventa cura di sé stessi, cura delle relazioni con gli altri.
In tutta la Costituzione vengono esplicitati valori fondamentali di riferimento per la cura della nostra vita civile. La Costituzione è l’atto rigenerativo del nostro Paese, fondato sull’esperienza collettiva tragica della resistenza e dell’antifascismo.
Le libertà e le garanzie dei diritti contenute nella Costituzione furono la grande fonte di ispirazione per un popolo appena uscito dalla tragedia della dittatura fascista. Ma i padri e le madri costituenti erano ben consapevoli che i valori non si esauriscono nei diritti. Essi investono anche il campo dei doveri perché solo l’esistenza e il rispetto dei doveri civili sono in grado di assicurare le libertà. Solo la reciprocità del rispetto dei doveri, come quello di pagare le tasse, consente di attivare il meccanismo della fiducia che è il presupposto per qualsiasi relazione nella sfera pubblica e in quella privata, dal lavoro alla famiglia, alla socialità.
Non basta la tolleranza e il rispetto dell’altro, serve qualcosa di più. Serve convivere: vivere con gli altri, con chiunque abbia una cultura, tradizioni, religione, orientamento sessuale o disabilità differenti dalle nostre. Oppure semplicemente chi ha un’opinione o una prospettiva diversa.
Partecipazione è anche “ascoltare”, capire nel profondo le ragioni, le culture e i sentimenti degli altri. Quando manca il rispetto e l’ascolto profondo dell’altro, il discorso pubblico muore.
Le persone hanno il diritto e la responsabilità di partecipare per decidere del destino dei beni comuni. Alla base vi è un modo maturo di intendere le relazioni che si traduce nell’ ascoltare i bisogni degli altri, esplicitare i propri, costruire progetti comuni.
In questo contesto valoriale, il Comune svolge le prestazioni amministrative proprie ma anche assume come scopo il benessere della comunità.
Allora la cura della comunità e la comunità come cura divengono concretamente il modo di governare il Comune e di intendere la relazione con la città e con i cittadini. Una responsabilità reciproca di ascolto delle preoccupazioni e dei problemi, di condivisione delle scelte, di partecipazione alla costruzione concreta di orizzonti e obiettivi condivisi.
Certamente è richiesta un’innovazione nei modelli di governance e nel funzionamento amministrativo delle istituzioni. Occorre che i modelli organizzativi e le strutture dedicate all’ascolto e alla cura della città siano coerenti con le nuove esigenze. Partendo dalla negoziazione sociale, occorre investire sulla cultura diffusa della città e dei suoi attori così da entrare in contatto e farsi permeare dalle situazioni e dai luoghi vitali come ad esempio le associazioni a partire da quelle sindacali, il volontariato, i movimenti giovanili e studenteschi, la cooperazione, le imprese sociali.

 

Mantova è la sua industria

Un’occupazione sana, stabile e dignitosa permette alle persone di potersi progettare il futuro, dare nuovamente speranza alle nuove e vecchie generazioni. Per tutto questo serve una sinergia fra le amministrazioni locali, le associazioni datoriali, le aziende e i rappresentanti dei lavoratori: solo così si possono garantire la qualità del lavoro e della vita di tutti. La sinergia tra questi soggetti tiene alta l’attenzione sulla possibilità di infiltrazioni non regolari che minano la stabilità economica e sociale della comunità.
Lo sviluppo dell’area industriale di Mantova è una tematica di interesse primario anche perché direttamente collegata alla creazione di nuovi posti di lavoro. I nuovi insediamenti o progetti di sviluppo industriale devono tradursi in occupazione stabile e di qualità, con contratti dignitosi e tutele adeguate. Come purtroppo non sempre è stato nel corso degli ultimi anni.
L’amministrazione comunale deve proseguire con l’impegno assunto relativo al SIN dei laghi di Mantova e del polo chimico. Deve proseguire l’opera di bonifica e di monitoraggio sancita dall’accordo del 2021: l’accordo già disciplina tutte le risorse disponibili per gli interventi di bonifica del SIN stesso.
La rigenerazione ambientale delle aree ricadenti nel SIN deve favorire gli obiettivi di sviluppo e di riqualificazione del tessuto produttivo che insiste sul medesimo sito, favorendone il reinsediamento, con la diminuzione degli impatti sull’ambiente, sui cittadini e sulla sicurezza dei lavoratori.
Salute e sicurezza sul lavoro devono essere la priorità da perseguire tenacemente in tutta l’area produttiva che raccoglie la complessità dell’area industriale su cui insiste anche l’importante realtà produttiva rappresentata dalla Belleli.
Il polo chimico è il presente e il futuro di una vertenza che può cambiare la storia della città. Chiediamo che l’amministrazione comunale si impegni a ribadire l’importanza e la strategicità del polo industriale Mantova. Ciò che oggi si chiamano Eni Versalis e Ies per più di mezzo secolo hanno contribuito a creare ricchezza sul nostro territorio. Snellire gli iter burocratici e investire in nuove infrastrutture migliora l’attrattività del territorio e scongiura un ulteriore depauperamento del nostro tessuto industriale. Il dialogo con aziende e sindacato favorisce i nuovi investimenti: sarà perciò importante un monitoraggio condiviso, costante, critico e competente verso i soggetti industriali che nel polo operano e opereranno.
I siti produttivi mantovani devono essere al centro delle politiche industriali di Mantova. L’amministrazione comunale deve sostenere la manifattura mantovana, le aziende e i lavoratori e le lavoratrici che con la loro capacità hanno fatto conoscere Mantova al mondo intero (Corneliani e Lubiam su tutte) attraverso investimenti che contribuiscano a sviluppare professionalità d’eccellenza nel territorio. Particolare attenzione va riservata alla promozione di iniziative che agevolino la conoscenza del “Made in Mantova”. Il rilancio delle produzioni favorisce la permanenza della manifattura nel territorio mantovano, sviluppa l’indotto e tutela la forza lavoro.
In questo contesto è strategico il porto di Valdaro: un polo intermodale che mette in comunicazione il trasporto su acqua con il ferro e la gomma e porta la nostra città e la nostra provincia più vicine alle città europee. Il miglioramento dei collegamenti ferroviari permette uno spostamento più facile e veloce delle merci e delle persone, collegando così le città e le comunità. In tutto questo c’è occupazione e lavoro. Gli insediamenti del porto di Valdaro (Leroy Merlin, Kuehne Nagel, Rossetto, THUN ecc…) stanno infatti portando nei pressi della città nuovi posti di lavoro che in parte riusciranno a recuperare l’arretramento del sistema industriale.
Con l’assegnazione della ZLS (Zona Logistica Semplificata) serve che Regione Lombardia si attivi al fine di garantire le agevolazioni fiscali anche per i comuni che ad oggi sono stati esclusi. Questo per evitare che alcuni insediamenti non trovino le condizioni che la ZLS permette così perdendo possibilità di sviluppo per quei comuni.

 

Tea patrimonio pubblico di tutti i cittadini mantovani

Nel raccontare l’industria della città e i suoi insediamenti produttivi, attuali e futuri, capitolo a parte per noi è un focus su TEA come vero patrimonio pubblico per tutti i cittadini mantovani.
Siamo consapevoli che TEA attraversa una fase cruciale rispetto al proprio dimensionamento e allo sviluppo degli obiettivi aziendali prefissati in questi anni di piani industriali condivisi con le parti sociali. Per noi la strada maestra per il presente e il futuro di TEA è quella di valutare sinergie funzionali con altre aziende territoriali, soprattutto di province vicine. Ciò che deve attuarsi attraverso un confronto costruttivo con gli attori sociali mantovani, primi fra tutti i lavoratori e le lavoratrici del gruppo.
L’amministrazione comunale garantisca, già con chiare e nette posizioni in questa campagna elettorale, che la galassia delle società di TEA resti patrimonio pubblico della nostra città. Il personale di TEA deve avere garanzia di continuità di investimenti e di qualità del lavoro. La compartecipata comunale non può permettersi cessioni della distribuzione o della parte commerciale. La cittadinanza e i lavoratori non possono permettersi cessioni di asset strategici come quelli energetici. Il riferimento diretto è alla compartecipazione e al futuro del turbogas di Enipower.
La possibilità di avere una partecipata al 70% dal comune di Mantova ha permesso la redistribuzione degli utili derivanti dal teleriscaldamento e la gestione dei proventi a favore dei servizi e della cittadinanza. Il rischio – nel caso di cessione – è che finiscano nelle mani di aziende private orientate a ridurre costi e massimizzare i profitti a danno della qualità del servizio. Oltre che con conseguenze dirette per le tasche dei mantovani.
E’ questo un rischio che si è già corso nel 2020 con la ventilata vendita della distribuzione di Sei srl, vendita scongiurata anche a seguito della mobilitazione sindacale. Ferma è stata l’opposizione della CGIL anche alla norma che avrebbe determinato lo spezzatino aziendale con l’obbligo di cedere in appalto la gestione del settore energetico. Quello è stato uno di molti momenti in cui i vertici di Tea hanno dimostrato scarsa considerazione verso le relazioni sindacali che invece vanno rafforzate non sono con accordi, ma anche nell’esercizio quotidiano delle relazioni industriali. Un elemento di tensione tre le parti è senza dubbio stato la parabola dell’accordo di smart working: inizialmente pubblicizzato da TEA come fiore all’occhiello della conciliazione dei tempi di vita e lavoro – precursore rispetto a tante altre realtà – è stato poi messo in discussione dall’azienda stessa. Ciò ha determinato un arretramento delle condizioni di attrattività della società e uno di quei momenti in cui abbiamo registrato un passo indietro della qualità delle relazioni sindacali. La teoria sulla conciliazione vita-lavoro deve poi avere concretezza prima di tutto nella contrattazione delle aziende pubbliche.
Il rigore e il rispetto delle relazioni sindacali su quelle che sono le operazioni societarie di TEA in corso e in programma è volto a dare e ad avere garanzie della traiettoria della compartecipata del Comune per i prossimi dieci anni, che deve essere chiara a tutti gli attori coinvolti nei tavoli di incontro tra le parti e alla cittadinanza e deve essere tema di prese di posizione chiare in questa campagna elettorale.
L’amministrazione comunale che verrà dovrà essere garante del monitoraggio e del rispetto dei diritti dei lavoratori nella gestione dell’applicazione dei contratti nazionali che sono sempre più numerosi all’interno delle stesse società del gruppo TEA.

 

Servizi e appalti: il ruolo del Comune nei tempi che stiamo attraversando

ln un contesto di esternalizzazioni di servizi e di investimenti privati per la nascita di nuove attività sul territorio, il Comune, nel suo ruolo di datore di lavoro, deve garantire occupazione stabile e di qualità attraverso una serie di azioni concrete e coerenti:
-assunzioni dirette che prevedano forme contrattuali con carattere di stabilità;
-appalti e affidamenti di servizi che prevedano l’applicazione di CCNL firmati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentativi nel settore;
– la congruità dei contratti nel caso siano diversi – per necessità – dal rapporto di lavoro subordinato;
– incentivare le stabilizzazioni dei rapporti di lavoro;
– associare gli investimenti ad un impegno che assicuri un lavoro stabile e tutelato, sia nell’immediato che in prospettiva.

Per la CGIL la questione degli appalti è strettamente legata a quella della dignità del lavoro e della sua sicurezza. Chiediamo un impegno alla futura amministrazione per azioni concrete sulla selezione delle aziende, azioni tese a eliminare i subappalti “a cascata” e a garantire le condizioni di lavoro. Per rispettare la dignità del lavoro è fondamentale superare la logica del massimo ribasso. E’ fondamentale che le gare di appalto garantiscano la salvaguardia dell’occupazione e il potere dei salari dei dipendenti. Ciò che si ottiene con l’applicazione della clausola sociale e con l’applicazione dei contratti nazionali firmati dai sindacati comparativamente più rappresentativi. Allo stesso tempo si rende necessario che i contratti collettivi applicati siano coerenti rispetto alle attività svolte nell’appalto. Laddove si ricorra ad appalti e affidamenti di gestione di servizi, si devono favorire e incentivare le offerte migliorative nel rispetto del codice degli appalti e dei protocolli territoriali.
E’ necessaria una vigilanza stabile in corso di appalto e di affidamento riguardo al benessere del personale.
Promuovere i diritti dei lavoratori, la qualità della vita dei lavoratori che operano presso il Comune di Mantova significa promuovere servizi di qualità alla cittadinanza.
Invertire la pratica delle esternalizzazioni di servizi, garantendo la stabilità occupazionale nei settori del sistema socio sanitari assistenziali, significa porre un argine al collasso cui sono destinati tali servizi a causa delle carenze di organico.
Nelle scelte di gestione della raccolta dei rifiuti urbani non devono essere dimenticate le condizioni di lavoro degli operatori del settore. L’efficienza e la qualità del servizio anche in questo caso si associano indissolubilmente alla qualità del lavoro che non può essere garantita da scelte al massimo risparmio per l’Ente.
Là dove è la normativa a imporre la cessione delle attività come nel caso di Mantova Ambiente, la priorità deve essere la tutela del personale. Anche in questo campo, l’attenzione alle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro è condizione imprescindibile e fondamento della gestione pubblica.
Comunicare alle organizzazioni sindacali le aggiudicazioni delle gare significa garantire il corretto passaggio del personale, non solo in termini di conservazione del posto di lavoro, ma anche di effettiva realizzazione e applicazione di tutte le garanzie cui il personale coinvolto ha diritto.
Il monitoraggio sulle condizioni di lavoro e il rispetto della normativa regionale da parte dei gestori dei servizi di inclusione scolastica è fondamentale per la stabilità dei servizi all’utenza di minori.
E’ necessaria un’accurata classificazione dell’utenza domiciliare per la conseguente distribuzione ai servizi domiciliari. L’assistenza domiciliare risulta efficace ed efficiente per l’utente solo se le attrezzature fornite per l’assistenza a casa dell’ospite non mettono in difficoltà l’operatore.

 

L’emergenza della qualità dell’aria in città: la sfida del trasporto pubblico nella mobilità che cambia

La qualità dell’aria a Mantova non è una questione di disagio passeggero, ma un’emergenza sanitaria e ambientale cronica. Secondo il rapporto “Mal’Aria” di Legambiente, con 62 giorni di supero nel 2023, la città si posiziona al quarto posto a livello nazionale e al primo in Lombardia per i superamenti dei limiti di PM10. Gli studi di ARPA indicano che le fonti principali del particolato primario (PM10 e PM2.5) sono il riscaldamento, i trasporti, l’agricoltura intensiva. Il triangolo Mantova-Cremona-Brescia rappresenta la zona con la più alta concentrazione di emissioni di ammoniaca in Italia, contribuendo per il 78% del totale lombardo. L’ammoniaca, liberata nell’atmosfera, si combina con altri inquinanti per generare polveri fini secondarie (PM2.5), tra le più dannose per la salute umana. Questa catena causale dimostra che il problema dell’inquinamento non può essere affrontato con misure settoriali, ma richiede un approccio pragmatico che colleghi le politiche urbane a quelle agricole e territoriali. Da qui si chiede l’impegno della futura amministrazione a politiche di vera e propria transizione ecologica, un piano di implementazione del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) che si combini con politiche per la riduzione delle emissioni da riscaldamento e agricoltura. Importante sarà l’adozione di un “Protocollo di Mantova per le Emergenze Climatiche”. L’amministrazione comunale dovrà formalizzare un protocollo, in collaborazione con le parti sociali, che definisca misure chiare per la gestione dei rischi da ondate di calore e altri eventi climatici estremi. Tale protocollo deve prevedere l’interruzione o la riduzione dell’orario lavorativo al superamento di determinate soglie di temperatura, l’obbligo di fornire acqua e aree di riposo adeguate, e un rafforzamento del ruolo del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), che deve essere pienamente coinvolto nella valutazione dei rischi e nella segnalazione di eventuali inadempienze alle autorità competenti.
In questa cornice generale il sottopasso di Porta Cerese sarà importante per convogliare meglio il traffico cittadino. Considerata l’evoluzione che la città sta seguendo in relazione al raddoppio ferroviario, per renderla attrattiva per studenti e turisti e funzionale in termini di sicurezza degli attraversamenti, crediamo ci sia bisogno di uno scambiatore centrale delle linee di autobus che arrivano dalla provincia, in modo da evitare l’assembramento che oggi si verifica nelle stazioni passanti. Dopo la chiusura della stazione di piazzale Mondadori, la viabilità va riqualificata rivedendo il sistema delle stazioni passanti del trasporto pubblico. Riteniamo opportuno investire nella mobilità alternativa all’auto: per incentivare la mobilità sostenibile sono opportune misure di scontistica anche legate alla situazione economica per i residenti. Questi investimenti sono necessari per migliorare la qualità della vita delle persone, così come lo sono i lavori per il raddoppio ferroviario che collega Mantova a Milano. Il collegamento tra comunità è da sempre un fondamento per il benessere delle persone, perché offre la possibilità di scegliere come muoversi senza dover sempre essere vincolati all’automobile. La città di Mantova è un luogo da attraversare a piedi, in primis, in bicicletta ed eventualmente con i mezzi pubblici che permettano il raggiungimento dei luoghi di interesse senza dover utilizzare la propria auto, sia per i residenti in città che per chi viene da fuori. Serve progettare investimenti per unire con percorsi ciclopedonali tutte le direttrici della città. Oggi abbiamo collegamenti di questo tipo verso Curtatone nella zona sud-ovest (Grazie di Curtatone), verso sud est (Borgo Virgilio) e alcune tratte verso nord con il collegamento al Frassine e a Cittadella. Serve allargare queste direttrici al fine di permettere i collegamenti con Colle Aperto e Porto Mantovano a nord ovest, verso San Giorgio a nord e Formigosa a nord-est. L’investimento positivo delle piazzole di scambio con la navetta di Piazzale Montelungo e di Campo Canoa deve far da apripista ad una valutazione più ampia del servizio considerando come bacini di scambio i centri commerciali come la zona della Favorita e di 4 Venti (Gigante) pensando anche al raggiungimento del centro commerciale di Bagnolo San Vito. Insomma, considerare un piano di mobilità che contempli la Grande Mantova: la città e insieme a tutta la sua cintura.

 

Turismo e commercio a Mantova: uno sviluppo tra luci ed ombre

E’ comprovato dai dati dell’Ispettorato del Lavoro che ormai da diversi anni il settore dei pubblici esercizi in città presenta una situazione preoccupante dal punto di vista occupazionale. Nelle varie realtà della ristorazione è alta la percentuale di personale assunto con contratti non totalmente regolari, con una parte regolarizzata e una parte sommersa o addirittura totalmente sommersa. Estremamente diffuse sono le forme contrattuali improprie quali i contratti a chiamata utilizzati al posto dei contratti part time. Questo genera lavoratori precari, con rare possibilità di stabilizzare la propria posizione lavorativa. E’ indubbio che una tale situazione si ripercuote anche sulla vita delle dipendenti e dei dipendenti impiegati nel settore. A queste persone, infatti, viene negato l’accesso al credito o di prendere in affitto un appartamento, azzerando così la possibilità di programmare il proprio futuro. Si tratta di una deriva riscontrata a livello nazionale. Da tempo esprimiamo queste criticità. Occorre che la nuova amministrazione si renda partecipe del problema, mettendo in campo tutte le risorse possibili per cercare di invertire la rotta.
Nel settore del commercio l’apertura di nuovi supermercati e discount ha determinato, negli ultimi anni, un forte incremento dell’offerta. Offerta che però è sproporzionata rispetto alla platea di consumatori. L’occupazione aumenta. Non si tratta però di occupazione stabile, ma caratterizzata da contratti a tempo determinato, turn over massivo di personale spesso sotto inquadrato, con carichi di lavoro gravosi, flessibilità sconsiderata degli orari e conseguente perdita della conciliazione vita lavoro. Anche per arginare l’evidente obiettivo delle aziende di abbassare il costo del personale per aumentare il proprio profitto è necessario che l’amministrazione ricalibri gli spazi da dedicare a questo tipo di commercio.

 

Rigenerazione urbana e politiche abitative: la casa come bene comune

La riduzione dei benefici fiscali per l’efficientamento energetico degli edifici e delle abitazioni è la scelta in linea con il negazionismo del cambiamento climatico della maggioranza di governo. Al contrario, anche in vista della fine del PNRR, abbiamo bisogno di politiche pubbliche attente a proseguire quanto di buono si è iniziato. In un Paese esposto a dissesto idrogeologico e a terremoti, abbiamo invece bisogno di interventi di messa in sicurezza ambientale. Abbiamo bisogno di lavoro di qualità eseguito in sicurezza. Servono interventi che richiedono tempo e stabilità, per creare una nuova normalità nel mercato e sostenere l’affermazione di una cultura del lavoro regolare e sicuro in un settore che può qualificarsi con politiche pubbliche che si fondino su:
• Strumenti di monitoraggio e controllo
• Lotta al dumping contrattuale
• Investimenti mirati nel patrimonio pubblico
• Incentivi strutturali e di lungo periodo
• Un orientamento generale con una visione forte e attiva del comune nel sostenere la rigenerazione urbana, la lotta alla povertà energetica e il rilancio delle aree e interne e periferiche con servizi adeguati.

Si riparta dalla casa e dal patrimonio pubblico, con investimenti diretti e incentivi mirati. Occorrono risorse pubbliche per rigenerare i territori, garantire la sicurezza e l’efficientamento energetico del patrimonio pubblico e serve rilanciare un’edilizia popolare moderna, diffusa e verde. Al contempo, gli incentivi devono consentire l’accesso alla rigenerazione degli edifici alle realtà altrimenti escluse, a partire dai grandi condomini e dalle persone con redditi più bassi. Questo è ciò che maggiormente può contribuire all’improrogabile abbattimento delle emissioni inquinanti. Questa è la linea che la Direttiva Case Green ci chiede di seguire tenendo in particolare conto l’edilizia residenziale pubblica e le famiglie in povertà energetica. E’ possibile e doveroso, quindi, coniugare obiettivi di riduzione dei danni ambientali e dei costi energetici nel medio periodo con investimenti nel breve che rilancino l’occupazione e migliorino le condizioni abitative delle famiglie.
Bisogna creare canali di comunicazione istituzionali diretti ed efficaci che comportino l’apertura di tavoli di dialogo e pianificazione comune. Tenendo conto delle esigenze territoriali, anche attraverso la contrattazione d’anticipo, è possibile creare le condizioni migliori per la realizzazione di opere pubbliche e private che favoriscano la prevenzione dei rischi e la regolarità di esecuzione.
Mantova, come tanti comuni italiani, soffre il problema abitativo. Nel privato le abitazioni al libero mercato non sono largamente accessibili alle categorie dei lavoratori e dei pensionati a causa dei canoni troppo alti. Con gli attuali stipendi e pensioni non ci si può permettere di pagare mensilmente affitti che assorbono buona parte delle retribuzioni. Questo comporta un aumento delle morosità. Il Governo Meloni non ha più finanziato la morosità incolpevole e neppure il contributo affitto, mettendo in difficoltà sia i proprietari che gli inquilini.
“Qui abita il tuo futuro a Mantova” è un progetto da valorizzare e implementare anche al fine di aumentare l’attrattività del comune capoluogo sede di un presidio ospedaliero, di ministeri, enti amministrativi cui sono destinati i vincitori di concorso pubblico, oltre che centrale rispetto agli insediamenti produttivi di Valdaro. L’esperienza di Borgochiesanuova, dove sono stati assegnati alloggi a canone calmierato, va rifinanziata e potenziata visto che ad oggi gli alloggi assegnati sono stati 67, ma le domande idonee sono state 175.
In questo contesto, l’amministrazione comunale deve proseguire sulla strada intrapresa di aiuto ai redditi medio bassi con ulteriori bandi e incentivi per affitti.
Nell’ambito del Piano di Zona sono disponibili 65 alloggi pubblici con canone di affitto a canone sociale a fronte di ben 550 domande presentate a valere sull’apposito bando consortile. Questo è un chiaro campanello d’allarme. In attesa di un piano casa nazionale che metta le risorse per rispondere ai bisogni espressi, l’Amministrazione si attivi ulteriormente per il finanziamento degli affitti. Ci sono 1300 studenti che frequentano l’Università e una parte di essi hanno la necessità di un alloggio, ma per gli affitti troppo onerosi può diventare un problema. Per questo è utile potenziare lo studentato come risposta a questi bisogni.
Come in molte altre città d’arte e cultura italiane, il proliferare di case private messe a disposizione del mercato degli “affitti brevi” sta portando conseguenze dirette sfavorevoli a chi vuole o ha bisogno di vivere da residente la città. Per monitorare le conseguenze negative di questo fenomeno, per circoscriverlo e governarlo, è prioritario che l’amministrazione parta da un censimento di quanti siano gli alloggi destinati ai BeB e quanti agli alloggi brevi. E’ indispensabile, a dati raccolti, che i sindacati degli inquilini e sindacati confederali vengano coinvolti nella stesura di un regolamento che tenga insieme la gestione di questo snodo moderno delle politiche abitative.

 

Fragilità e le politiche d’inclusione: il ruolo dei servizi e dei quartieri

Una città inclusiva si costruisce sulla capacità di superare le barriere fisiche che limitano la piena partecipazione sociale ed economica. Mantova si è dotata di importanti strumenti di pianificazione, come il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) e il Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA). Tuttavia, l’efficacia di questi piani si misura nella loro concreta attuazione.
L’interruzione della tratta ferroviaria Mantova-Bozzolo e l’introduzione di bus sostitutivi causano disagi e aumento dei tempi di percorrenza per moltissimi pendolari. E’ un esempio tangibile di come la pianificazione non sempre si traduca in mobilità efficiente per i lavoratori. L’azienda di trasporto pubblico APAM si impegna a facilitare l’accesso ai disabili, ma la necessità di segnalare con due giorni di anticipo l’utilizzo della pedana di cui gli autobus sono dotati per garantire l’assistenza, determina una lacuna operativa che si traduce in una barriera di fatto all’autonomia. E’ perciò necessario garantire la disponibilità delle pedane anche senza preavviso L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità deve essere un tema centrale.
L’attuale quadro normativo, basato sulla Legge 68/99 e su strumenti come la Dote Unica Lavoro Disabili (DULD) promossa dalla Provincia, rischia di non essere sufficiente a garantire risultati pienamente soddisfacenti. Nonostante l’esistenza di un catalogo di operatori accreditati per l’erogazione dei servizi, la sfida resta quella di superare la mera ottemperanza alla quota d’obbligo. Chiediamo che il Comune, in collaborazione con la Provincia e il mondo sindacale, agisca per promuovere un “Modello Mantova per l’Inclusione Lavorativa” con un monitoraggio annuale delle assunzioni di categorie protette nelle aziende private e negli appalti comunali, incoraggiando un dialogo diretto con le aziende.
L’età media a Mantova è in costante crescita. Il rapporto tra la popolazione over 65 e quella 0-14 anni è particolarmente elevato, a dimostrazione di un forte squilibrio tra le due fasce d’età. Dati recenti indicano che ci sono oltre 220 anziani ogni 100 giovani. Questo valore è significativamente più alto rispetto alla media regionale e nazionale. L’invecchiamento demografico a Mantova è causato da una combinazione di fattori i quali riflettono dinamiche socio-economiche più ampie. Sebbene l’immigrazione contribuisca a mitigare in parte questo fenomeno, l’incremento demografico legato ai flussi migratori
non è abbastanza sostenuto da invertire la tendenza all’invecchiamento e la bassa natalità continua ad essere il dato più rilevante. Il miglioramento delle condizioni di vita, dei progressi medici e dell’assistenza sanitaria hanno portato a un significativo aumento della longevità, con una maggiore incidenza della popolazione che supera i 75 anni. Per supportare questa fascia di popolazione è necessario sviluppare una politica per l’edilizia popolare con una quota degli alloggi riservata agli anziani, oltre ad alloggi di cohousing per coloro che sono parzialmente non autosufficienti. L’attenzione deve essere rivolta anche al contenimento delle rette e dei costi delle Rsa che devono mettere a disposizione i servizi anche alla popolazione anziana non residente nelle Rsa.
I quartieri devono essere ben collegati ai servizi delle case di comunità, in particolare per quanto riguarda l’infermiere di comunità. I luoghi pubblici, le strade, i luoghi di incontro della città devono essere accessibili per anziani e disabili. Abbattere le barriere architettoniche significa costruire un ponte per la socialità. È il primo passo verso una comunità davvero inclusiva, una comunità dove la qualità della vita migliora. Bisogna dare ulteriori agevolazioni per il trasporto e la mobilità, a partire da quello protetto, da potenziare, quello per i non autosufficienti e quello che serve per favorire la partecipazione alle attività di tempo libero.
Occorre animare i centri sociali aperti nei quartieri collegandoli con i cinema, i teatri, le biblioteche favorendo le attività culturali e la lettura dei libri. E’ utile incentivare la frequentazione di palestre e attività all’aperto nei parchi e nei giardini collegati con l’associazionismo. Favorire la partecipazione ai viaggi e alle attività culturali della città. Il Comune promuova e sostenga iniziative all’interno dei centri sociali volte a rispondere alle esigenze formative degli anziani sull’uso dei dispositivi elettronici e dei social media, senza dimenticare incontri con le forze dell’ordine anche nell’ottica di prevenire le truffe. Devono essere potenziati i centri di ascolto telefonici in collaborazione con le associazioni, implementati i telesoccorsi. L’ente locale deve attivare corsi rivolti al personale dedicato all’assistenza alle famiglie e agli anziani. Gli anziani sono una grande risorsa per la città se si è in grado di valorizzare la loro socialità. In un piano di rilancio della partecipazione, devono essere coinvolti per l’accompagnamento dei bambini alle fermate dei pedibus, per l’attraversamento delle strade all’uscita delle scuole e nella sorveglianza dei quartieri.
Considerando il forte aumento del costo della vita e la perdita di potere d’acquisto delle pensioni, che in media sono di mille euro al mese, si rende
sempre più necessario introdurre interventi a sostegno della povertà per garantire una giustizia sociale sul territorio del Comune di Mantova. Gli interventi devono essere indirizzati principalmente al sostegno degli affitti, delle spese condominiali, delle bollette energetiche e della spesa alimentare. Per la salvaguardia delle posizioni lavorative e del servizio alla cittadinanza auspichiamo che la futura amministrazione e il futuro Sindaco possano difendere la capillarità degli sportelli di servizio cittadini sia delle banche che della posta.
In collaborazione con l’ASST e le associazioni locali il Comune dovrebbe assicurare servizi socio-sanitari dedicati agli studenti e alle famiglie, come sportelli di ascolto psicologico presso gli istituti scolastici, con particolare attenzione alle scuole primarie e secondarie di primo grado, a parziale integrazione di quanto già previsto nelle scuole.
I bisogni di salute della popolazione trovano risposta nel funzionamento della sanità territoriale e nel funzionamento degli ospedali. A partire dalla insostenibile condizione delle liste d’attesa, l’Amministrazione Comunale eserciti con convinzione il peso dell’istituzione più vicina ai cittadini affinché Regione Lombardia metta in atto azioni concrete per una sanità efficace che rispetti i diritti della popolazione e degli operatori del settore.

 

Innovazione sociale: sostenere il sistema scuola e i servizi educativi è investire nell’intera comunità mantovana

Per quel che riguarda i servizi educativi, didattici e di inclusione scolastica serve maggiore sostegno ad attività connesse con la didattica, come i finanziamenti necessari per assicurare la presenza di educatori ad personam/assistenti educativi culturali nel segmento infanzia-primaria-secondaria di I grado.
E’ utile il supporto volto a migliorare l’organizzazione familiare attraverso servizi di pre/post/scuola e aiuto compiti.
Per supportare i servizi digitali e l’innovazione tecnologica serve investire su l’installazione e la manutenzione delle reti wi-fi nelle scuole comunali e di dispositivi multimediali, con particolare attenzione agli istituti ubicati in aree periferiche, per garantire pari opportunità di accesso e sostenibilità della rete.
Un investimento strutturale andrebbe fatto per i servizi di trasporto scolastico garantendo maggiore sicurezza tramite la presenza di accompagnatori formati e vigilanza attiva in prossimità degli istituti. Inoltre, sarebbero strategici interventi per la sicurezza stradale nelle aree limitrofe alle scuole, in collaborazione con la Polizia Locale, con particolare attenzione alle zone a maggior traffico pedonale.
Importante sarebbe un monitoraggio costante della qualità e delle condizioni igienico-sanitarie delle strutture delle mense scolastiche. Per quel che riguarda la manutenzione degli edifici scolastici è fondamentale l’adeguamento degli stessi con interventi mirati a garantire maggiore sicurezza, salubrità ed efficienza energetica fino a garantire maggiore accessibilità. Serve una vera e propria programmazione di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, anche con particolare attenzione alle scuole storiche presenti in centro città.
Per garantire servizi per il tempo libero e di supporto alle famiglie serve organizzare servizi integrati che facilitino la conciliazione tra impegni lavorativi e scolastici, non solo in periodi di sospensione dell’attività didattica. Si prosegua con un modello di compartecipazione alla spesa per i servizi (anche nel caso degli asili nido). I servizi alla cittadinanza siano curati come utile strumento di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. La qualità di tali servizi di pre e dopo scuola, così come la realizzazione di centri estivi e luoghi ricreativi deve essere al centro delle scelte pubbliche.
Così come il potenziamento di iniziative di sostegno economico e sociale per le famiglie in situazione di fragilità ovviamente in accordo con i servizi sociali comunali.

Assemblea Generale CGIL di Mantova Mantova, 5 marzo 2026

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