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La vicenda della cooperativa Arianna, è molto più grave e complicata di quanto traspaia dall’intervista rilasciata dalla presidente alla Gazzetta di Mantova. Ci parla di una realtà che, per anni, partecipava agli appalti pubblici, come dichiara la presidente,, aggiudicandosi lavori presentando offerte sottocosto ed alla fine non ha più potuto partecipare perché risultava che non pagava i contributi ai suoi dipendenti. In realtà non solo dei contributi si trattava, ma anche di stipendi e di TFR. Ci sono alcuni passaggi nell’intervista rilasciata dalla presidente della coop. Arianna, che meritano la necessità di essere precisati: “Dalla Cgil sono iniziate le richieste di decreti ingiuntivi con richiesta di pignoramento dei beni. Questo per recuperare gli stipendi arretrati. Ma si trattava di persone a cui Arianna aveva dato lavoro. Ex tossicodipendenti e non solo, grazie a noi avevano trovato un’occupazione e un modo di reinserirsi nella società. Nessuna intenzione di non fare fronte ai pagamenti, in tutto saranno una quindicina di casi. Ma la sopravvivenza della cooperativa veniva prima del denaro” La CGIL nel confronto con la presidente Gola, ha cercato ripetutamente di definire un programma di graduale pagamento degli stipendi, ma purtroppo la presidente ha sempre disatteso gli impegni assunti e sottoscritti, stiamo parlando delle retribuzioni di operai ed operaie, addetti a lavori umili, persone che hanno una retribuzione così ridotta per cui anche solo qualche giorno di ritardo nel pagamento provoca disagi molto gravi che impediscono di sostenere le spese famigliari di prima necessità. Per i dipendenti si è manifestato il rischio e la conseguenza tragica di indebitarsi con gli strozzini, visto che a questi non è consentito l’apertura di un fido in banca. I decreti ingiuntivi sono stata l’ultima carta, utilizzata dalla CGIL per garantire ai lavoratori ed alle lavoratrici dell’Arianna, di non perdere tutto. Sono arrivati dopo innumerevoli incontri, rinvii, promesse, accordi stipulati all’ufficio del lavoro e mai rispettati. È necessario precisare che la liquidazione coatta amministrativa è stata decisa dal Ministero a fronte di una situazione di bilancio non più sostenibile. Infine alcune considerazioni: 1) I diritti di chi lavora non possono essere derogati e non possono rappresentare il terreno per comprimere i costi aziendali, questa oggettiva considerazione va oltre l’esperienza della cooperativa Arianna, si estende a tutte quelle realtà del “sociale”, più o meno no profit, in cui il lavoro retribuito e riconosciuto si mescola con il volontariato “obbligatorio”, o con il ricorso a forme contrattuali discutibili quali i contratti di lavoro a chiamata o di associazione in partecipazione, oppure ancora dove il ricorso a strumenti quali le “borse di studio” costituiscono uno degli espedienti per non riconoscere l’attività lavorativa svolta. 2) E’ necessario aprire una riflessione insieme, centrali cooperative, enti pubblici, organi deputati alla vigilanza, organizzazioni sindacali, su come sia cambiato in questi anni il cosiddetto terzo settore. La cooperazione e la cooperazione sociale è coinvolta sempre di più da un processo di trasformazione, che vede emergere nuove realtà che hanno ben poco dei valori fondanti della solidarietà e della cooperazione. C’è la necessità di riuscire a distinguere. Tra le cooperative che sono strumento di solidarietà e sviluppo sociale e quelle che sono solo strumento di profitto a favore di pochi e di sfruttamento e negazione di diritti per chi, all’interno lavora. Sono sempre più numerosi i casi di cooperative dove si registrano pessime condizioni di lavoro e di sfruttamento con la negazione dei diritti contrattuali. 25 agosto 2010 |